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Si raccolgono i cocci di Immuni: stando ai dati l’app è stata un grande flop

di Patrizia Maimone

Il 2020 ha letteralmente sconvolto le nostre vite a causa della pandemia da Covid-19 e di tutte le conseguenze che questa ha portato a livello mondiale. Per cercare di tracciare i contagi, a giugno 2015, il Ministero della Salute italiano ha lanciato l’applicazione Immuni. L’obiettivo era quello di tenere “sotto controllo” i nuovi contagiati andando a tracciare i contatti avuti dai soggetti risultati positivi limitando la diffusione del Coronavirus. Ma come stanno le cose oggi? Che fine ha fatto l’app? Facciamo il punto della situazione.

Immuni e il problema privacy

Sin dal primo momento in cui ne abbiamo sentito parlare, l’applicazione Immuni ha suscitato le più disparate reazioni. E questo si è visto sin da subito dal momento che l’applicazione è stata scaricata pochissime volte e soltanto un italiano su cinque (a volte nemmeno) ha scelto di effettuarne l’installazione sul proprio smartphone. Immuni ha superato i 10 milioni di download, un risultato comunque deludente se consideriamo il fatto che nella settimana tra il 18 e il 24 marzo scorso solo 11 mila utenti l’hanno scaricata.

Il problema sembra essere, innanzitutto, la questione inerente la privacy che non è mai stata troppo chiara agli italiani. A parlare proprio di questo aspetto è stato Andrea Lisi, uno dei maggiori esperti di diritti dell’informatica, che ha chiarito come attorno a quest’applicazione e al suo funzionamento sia nato un vero e proprio caos. In termini di privacy, comunque, è utile ricordare che l’app non raccoglie dati personali e sugli spostamenti mediante GPS. Ogni dato memorizzato è crittografato cos’ come la connessione tra dispositivi e servere. Entro il 31 dicembre 2021, inoltre, tutti i dati saranno cancellati.

Un grande flop

In base a quanto dichiarato da Andrea Lisi, Immuni ha rappresentato uno dei flop più grandi dell’era covid-19 in Italia. Se il Governo le aveva dato una valenza incredibile (promuovendola in ogni modo ed inserendola nel DPCM del 2 marzo 2020), i fatti hanno dimostrato tutt’altro. La colpa sarebbe di un approccio non adeguato che se affrontato al meglio sin dall’inizio, forse, avrebbe potuto dare altri frutti.

“Raccogliamo i cocci di una soluzione” dice Lisi “che se ben sviluppata agli inizi avrebbe potuto aiutarci in un periodo come questo. Ma la confusione è stata imperante“. La chiave del fallimento del progetto Immuni si trova proprio in quest’ultima frase: la confusione è stata eccessiva. In molti non hanno scaricato l’app e chi l’ha fatto, magari, l’ha fatto più per curiosità che per utilizzarla al momento del bisogno. Insomma, una vera delusione. E voi cosa ne pensate di Immuni? L’avete scaricata oppure no? Fatecelo sapere nei commenti.

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