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Huawei reclama l’incostituzionalità del ban di Trump negli USA

di Carlo Desi

Da più di una settimana ormai i cinesi di Huawei sono nell’occhio del ciclone a causa di un divieto che il presidente Trump ha imposto sull’acquisto dei prodotti dell’azienda cinese e che ha coinvolto le principali realtà del settore. Così Google ha revocato la licenza Android a Huawei, tranne poi concedere una proroga in scadenza il 19 agosto, e molti produttori si sono tirati indietro da ogni collaborazione in atto.

Inutile dire come tutto questo abbia avuto fino a questo momento, e avrà in seguito, ripercussioni molto più che negative sugli introiti di Huawei che sta subendo un notevole calo sul mercato. Proprio in un clima come questo, a Shenzhen, nel quartier generale di Huawei, si è svolta nelle ultime ore un’importante conferenza in cui uno dei nomi ai vertici dell’azienda, Song Liuping, ha puntato il dito contro questo provvedimento giudicandolo “anormale” ed incostituzionale.

E quest’affermazione si baserebbe sulla constatazione che non vi sono prove che Huawei sia una minaccia per la sicurezza negli Stati Uniti o altrove nel mondo. E non si può decidere il destino di un’azienda sulla base di semplici speculazioni! Le parole di Liuping sono chiare e lasciano poco spazio ai dubbi. Quanto sta accadendo in America sarebbe una mossa strategica studiata appositamente per portare al fallimento di Huawei.

E proprio per questo, per come sono partite le cose, per come sono proseguite e per come, si crede, proseguiranno, tutto questo viene ritenuto contrario ai principi della costituzione e, dunque, da condannare. La battaglia, dunque, starebbe per entrare nel vivo mentre Liuping chiude con una massima che fa riflettere indubbiamente tutti e che potrebbe riassumersi come “Oggi a noi, domani magari potrebbe toccare a voi!“. E a nessuno, si sa, piacciono le ingiustizie, se di ingiustizia di tratta.

Fonte: SCMP

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