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Xiaomi reagisce al ban di Trump e fa causa agli USA

di Patrizia Maimone

Donald Trump non è più il Presidente degli Stati Uniti ma, prima di lasciare la Casa Bianca, ha inserito Xiaomi all’interno della blacklist del Dipartimento della Difesa. Questo ha comportato l’iscrizione dell’azienda cinese all’interno di una lista nera in cui si trovano tutte le aziende che possono nuocere alla sicurezza dell’America. Le conseguenze iniziano già a farsi sentire e Xiaomi ha risposto all’attacco portando le sue ragioni in tribunale. Vediamo come stanno le cose.

Il ban di Donald Trump

Le accuse sono indubbiamente di quelle gravi. Il governo americano accusa Xiaomi di avere legami con l’esercito cinese e, di conseguenza, con il partito comunista. Motivo, questo, che ha indotto a ritenere l’azienda un vero e proprio pericolo per la sicurezza degli americani. Ecco, dunque, l’iscrizione nella lista nera che ha portato con sé una serie di importanti limitazioni e perdite.

In base a quanto stabilito dalla legge, le azioni di tutte le aziende inserite in questa lista, devono essere assolutamente vendute entro novembre 2021 ma non solo. Pare fatto divieto ad ogni investitore americano di investire in queste aziende. E Xiaomi, è ovvio, non fa assolutamente eccezione!

Le conseguenze e le risposte di Xiaomi

Le conseguenze del ban non si stanno facendo attendere. Se è vero che non saranno alla portata di quelle riservate a Huawei e che i servizi di Google continueranno ad essere utilizzabili sui dispositivi Xiaomi, è altrettanto vero che le perdite iniziano ad avvertirsi. Ad appena pochi giorni dall’annuncio, infatti, sebbene i dispositivi dell’azienda non verranno intaccati dal ban, si stimano delle grosse perdite nel valore delle azioni dell’azienda, scese già del 12%. L’ombra dell’abbandono forzato da parte di alcuni investitori importanti (come Qualcomm) fa molta paura all’azienda cinese.

Per tutti questi motivi, la risposta di Xiaomi è stata da subito chiara e concisa. L’azienda continua a difendere il proprio operato, distaccandosi del tutto dalle accuse che le vengono mosse e dichiarando di aver sempre operato nel pieno rispetto delle leggi. La causa è stata presentata al tribunale della Columbia a cui viene chiesto di ritirare immediatamente il ban di Trump perché illegale. Pare, infatti, che manchino motivazioni e prove per questo provvedimento. Non avendo avuto, poi, Xiaomi la possibilità di difendersi in aula, il provvedimento violerebbe il quinto emendamento e sarebbe, quindi, da annullare. Come finirà? Vi terremo aggiornati.

Via: Bloomberg

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