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Parte una class action contro Apple per l’impermeabilità degli iPhone

di Margherita Sanna

Apple sta per ritornare in causa e sempre per lo stesso motivo: pubblicità ingannevole e rifiuto della riparazione dello smartphone. Questa volta è il turno di Antoinette Smith, che aveva acquistato un iPhone 8 (che ha la certificazione IP67 la quale garantisce la resistenza a polvere e immersioni fino a un metro di profondità) ed è rimasta profondamente delusa.

Il cellulare nella pubblicità veniva proposto come resistente all’acqua, ma così non è stato. Secondo la testimonianza della cliente, l’iPhone è stato in contatto con l’acqua “in modo coerente con la certificazione IP e con le caratteristiche di resistenza all’acqua pubblicizzate per il suo dispositivo”, tuttavia l’assistenza della grande mela le ha negato la riparazione gratuita.

Non è il primo caso. A novembre del 2020, l’Antitrust Italiano aveva sanzionato Apple per pubblicità ingannevole e il rifiuto di riparare gli iPhone danneggiati. Il valore della multa era di 10 milioni di euro. I messaggi pubblicitari di alcuni modelli di melafonino proclamavano la resistenza all’acqua dei telefonini, ma poi quando questi finivano in assistenza proprio a causa del liquido, non venivano riparati gratuitamente nonostante fossero coperti da garanzia.

Perché? Si spiega nelle clausole di responsabilità scritte in piccolo e mai citate nelle réclame di Apple: i telefonini immersi nel cloro o in acqua salata non rientrano nella garanzia. Né vengono riparati quelli che sono stati colpiti da liquidi evidenziati dal rilevatore che si trova sull’iPhone, nello slot della SIM. Adesso bisognerà stabilire se la signora Antoinette Smith verrà effettivamente risarcita oppure perderà la causa. Per ora è tutto in mano al tribunale di New York.

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