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TCL vuole diventare un chipmaker come Qualcomm e cerca partner

di Roberto Naccarella

TCL è un’azienda cinese con sede a Huizhou, in Cina, che nel corso degli anni è stata capace di realizzare dispositivi di un certo livello, tanto da essere legittimamente considerata come una delle migliori società di elettronica al mondo. L’azienda è arrivata sul podio dei più grandi produttori di TV nel 2020 e sta cercando di allargare ulteriormente i suoi orizzonti. E’ notizia di ieri di un interesse del marchio per il settore dei semiconduttori.

In realtà non si tratterebbe solo di un semplice interesse, dato che l’azienda ha già provveduto a fondare la TCL Semiconductor Technology Co Ltd. con un capitale di partenza di 1 miliardo di renminbi, circa 154 milioni di dollari al cambio attuale. In più, come riportato da diversi siti, la società cinese sarebbe alla ricerca di partner per il progetto. Sebbene l’indipendenza hardware (e software) sia un percorso tutt’altro che agevole, appare ormai evidente come le principali società cinesi (Huawei in testa) abbiano adottato questa strategia.

Con l’avvento di Joe Biden come nuovo presidente degli Stati Uniti ci si aspetta qualche timido cambiamento in merito allo scontro commerciale con Pechino, che invece aveva caratterizzato in pieno la politica di Donald Trump. Tuttavia, almeno finora, non si registrano avvicinamenti, ed è per questo che anche TCL ha deciso di seguire la strada tracciata da Huawei, che ha subito il “ban” statunitense e la conseguente revoca della licenza da parte di Google. Questa decisione andrebbe a grande vantaggio dei consumatori: la possibilità di produrre chip in proprio farebbe infatti abbassare i costi e di conseguenza i prezzi di smartphone e TV con i suoi chip a bordo.

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