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PlasticARM: arriva il primo processore ARM flessibile per l’IoT

di Roberto Naccarella

La flessibilità nell’elettronica si fa ormai sempre più largo ed è sempre più richiesta, anche se finora mancava un processore con questa caratteristica. Mancava, appunto, perché proprio nelle scorse ore è stato annunciato PlasticARM, il primo processore ARM non in silicio al mondo che può essere utilizzato per una serie di finalità, tra cui anche la medicina. Tutto merito di ARM Research e PragmatIC, che hanno collaborato per arrivare a questo importante risultato che segna senz’altro una svolta nell’Internet of Things.

Una partnership attiva già dal 2013 e che ora, dopo anni di duro lavoro, giunge al risultato sperato, con tanto di pubblicazione su Nature. Rispetto al silicio, i dispositivi elettronici flessibili sono realizzati con carta, plastica o fogli di metallo e sono pertanto più adattabili; inoltre, possono essere prodotti a costi più bassi. PlasticARM è proprio questo, ovvero un SoC che si basa su Cortex-M0 a 32 bit. I soli 128 byte di RAM e 456 byte di ROM non devono deludere, dato che la forza di questo processore è nella complessità: basti pensare alla tecnologia TFT a ossido metallico basata sull’ossido di indio-gallio-zinco (IGZO).

Quali sono, dunque, gli usi concreti di questa innovazione? Come spiegato anche da John Biggs, ingegnere di Arm Research, i prodotti che si doteranno di questi processori flessibili risulteranno importanti in tema di sostenibilità, promuovendo l’economia circolare. Ma l’impatto principale, secondo Biggs, è quello sulla sanità, con la possibilità di arrivare a sistemi intelligenti monouso, applicabili direttamente sulla pelle, che andranno a monitorare costantemente la salute.

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