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TikTok e utenti WeChat citano in giudizio Trump: “Ban ingiusto e scorretto”

di Roberto Naccarella

Dopo il ban subito dagli Stati Uniti, il colosso social TikTok ha deciso di passare alle vie legali, citando in giudizio l’amministrazione guidata da Donald Trump. L’azienda proprietaria dell’app, ByteDance, ha infatti confermato di voler portare in tribunale il governo USA, che avrebbe imposto il ban senza che ci sia stato alcun processo. Per gli Stati Uniti, infatti, TikTok è considerata “pericolosa per la sicurezza del Paese”: un’etichetta che il social cinese definisce assolutamente “ingiusta”.

“Nonostante siamo in forte disaccordo con le preoccupazioni dell’Amministrazione, per quasi un anno abbiamo cercato di impegnarci in buona fede per offrire una soluzione costruttiva”, ha fatto sapere un portavoce. Ma TikTok si è mostrata infastidita anche per l’atteggiamento avuto dall’amministrazione statunitense in merito alla possibile acquisizione dell’app da parte di Microsoft. Il gigante di Redmond sta trattando con il social, e come spiega TikTok il governo USA “ha cercato di inserirsi nelle trattative tra imprese private”.

Tra i potenziali acquirenti di TikTok non c’è solo Microsoft. Anche Twitter ha mostrato un certo interesse nei confronti del social cinese, che nell’ultimo anno si è diffuso in tutto il mondo ottenendo un successo enorme. Nelle ultime ore giunge voce di un interessamento anche di Alphabet, a dimostrazione di come Google preferisca non avere il social come concorrente. A portare Donald Trump in tribunale ci hanno pensato anche alcuni utenti WeChat: altra applicazione che insieme a TikTok è stata bannata negli USA.

Gli utenti hanno denunciato a San Francisco il presidente degli Stati Uniti per cercare di bloccare l’ordine esecutivo che bandirà l’app sul territorio USA. Secondo la WeChat Users Alliance e altri utenti il ban viola la libertà di parola, il libero esercizio della religione e altri diritti garantiti dalla costituzione. Molti utenti negli USA utilizzano questa applicazione di messaggistica, considerata “il WhatsApp cinese”, per lavoro, culto e per restare in contatto con i propri parenti in Cina.

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