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India banna altre 118 app cinesi, incluso PUBG Mobile: “sono pericolose”

di Roberto Naccarella

Il “ban” nei confronti delle app cinesi non è una prerogativa degli Stati Uniti, che pure hanno avviato da tempo una guerra commerciale con Pechino. Anche l’India non è da meno, dato che il governo di Nuova Delhi ha appena fatto sapere di aver bannato 118 app cinesi perchè “pregiudizievoli alla sovranità e all’integrità del Paese”. Ma quali sono queste applicazioni “vietate” dal Ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie indiano?

Nella lista nera compaiono app come PUBG Mobile, Rise of Kingdoms e Mobile Legends, ma anche Arena of Valor e Chess Rush. Si tratta della seconda azione “di massa” del governo indiano nei confronti delle app cinesi, dopo quanto fatto già alla fine del mese di giugno, quando a subire il “ban” furono altre 61 app (tra cui TikTok e WeChat, ndr). Finora il governo indiano non ha fornito le motivazioni precise che hanno spinto a questi divieti, anche se molti sospettano che siano dovuti alla crescente tensione nella zona dell’Aksai Chin, un’area su cui i due Paesi litigano dal 1962.

Altri, invece, ritengono che la scelta di bannare le app cinesi sia dovuta al fatto che alcune di esse creerebbero una vera e propria dipendenza negli utenti più giovani. E’ il caso di PUBG Mobile, su cui si segnala addirittura qualche decesso tra i ragazzi indiani per il troppo utilizzo. Tra le applicazioni più importanti bannate ci sono anche nomi del calibro di Baidu, CamCard e il sistema di pagamento AliPay.

La Cina ha già reagito al ban: il portavoce del ministero del commercio cinese Geo Feng ha dichiarato in un briefing che l’India sta abusando sulla sicurezza nazionale imponendo restrizioni discriminanti sulle aziende cinese. Stando al cinese, la penisola starebbe violando le regole WTO.

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